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Vedo un ramo di mandorlo

La primavera giunge con i suoi tepori e non è raro trovare sulle nostre strade meravigliosi mandorli
in fiore, spesso solitari in mezzo ad alberi spogli. Il mandorlo è il primo albero che fiorisce in primavera. È il primo che “risorge” dopo il gelo dell’inverno. Una visione simile l’ebbe un tempo il profeta Geremia. In uno dei momenti più critici dell’attività del profeta, quando ormai la speranza di ritrovare fede e sicurezza a Gerusalemme sembrava perduta a causa del re di Babilonia che premeva alle porte della città, Dio chiama Geremia a vedere in modo nuovo le cose che gli stanno attorno.
Alla domanda divina: «Cosa vedi Geremia?» il profeta 
rispose: «Vedo un ramo di mandorlo». Mandorlo in ebraico si dice shaqued. Così Dio risponde giocando sull’ambivalenza della parola: «Hai detto bene: io, infatti, vigilo (in ebraico: shoqued) sulla mia Parola per realizzarla».
Dio chiede a Geremia di non fidarsi delle apparenze e di arrendersi a Babilonia per avere salva la vita.
Una scelta controcorrente che il popolo non sarà in grado di fare. Il mandorlo compare nella Scrittura come simbolo di novità e di vita a dispetto di un panorama invernale, segnato dalla morte. 

Alessandro Bonvicino, artista bresciano considerato uno dei grandi esponenti del Rinascimento e chiamato Il Moretto per il nome del nonno, dipinse Geremia mollemente appoggiato a un albero di mandorlo. Benché la visione del ramo di mandorlo imponga al profeta di guardare verso il cielo, egli abbassa gli occhi a terra e guarda il cartiglio che tiene in mano.

Sopra di esso si legge il passo: «Ero come un agnello mansueto portato al macello, non sapevo che essi tramavano contro di me» (Ger 11,19). Qui Geremia allude a sé stesso ma in realtà annuncia Cristo.

È quest’Agnello la Parola sulla quale Dio vigila.

Il Moretto unisce i due passi del profeta per farci comprendere che, come Geremia, anche noi siamo chiamati a scorgere dentro le trame dei nemici la strada della salvezza, anzi la Presenza del Salvatore.

Il mandorlo compare anche nella vita di Giacobbe, il quale si addormentò sopra un guanciale di pietra in prossimità di una città chiamata Luz, che significa mandorla.

Qui vide la famosa scala di Giacobbe, cioè le porte della città di Dio.

Pertanto, si crede che le porte della città di Luz, intesa come città della luce, si nascondano presso le radici di un mandorlo. Le trova solo chi è in grado di guardare la vita e la realtà andando oltre le apparenze.

Il mandorlo affascinò profondamente anche Vincent van Gogh. La nascita del nipote, figlio del fratello Theo, cui fu dato il suo stesso nome, fu per lui motivo di rinascita. Per il bimbo, van Gogh, dipinse un bellissimo mandorlo su fondo azzurro.


L’artista racconta al fratello quanto la fioritura di quest’albero 
incantasse il suo animo fino a fargli dimenticare le sofferenze psichiche delle quali soffriva.

Anche noi, dunque, pur dentro il panorama talora inquietante della storia siamo chiamati a trovare, contro ogni apparenza, il passaggio della speranza.

Di speranza ne abbiamo bisogno, ne ha bisogno il nostro mondo, ne hanno bisogno le nostre comunità, ne hanno bisogno tutti!

Cogli l’occasione, per vedere anche tu “un ramo di mandorlo”. Prova a cogliere in un semplice “buongiorno” la leva per la tua giornata, il motivo per risorgere da un disagio o da un dolore.

Prova a percepire in un complimento che ricevi l’incoraggiamento di Dio. Una spinta a sollevare il morale di un giorno grigio. Per spronarti a “non mollare”. 

Impara a ricevere luce da un sorriso, ad immagazzinare pace guardando un volto sereno.

Sono tutti “rami di mandorlo”.

Gioisci per il tanto bene che vedi nel mondo, per i gesti semplici di umanità, per chi nel silenzio si prende cura degli ultimi, per chi è fedele nei propri servizi, per chi non si lamenta mai, per chi ha sempre tempo per gli altri…per chi non ha paura di dire la verità, per chi sa perdere la faccia, per chi se la caccia per i problemi del mondo… per chi si fa carico di grandi o piccole responsabilità.

Pensa a quanti “rami di mandorlo”! 

Sono tutti “ganci” che il Cielo ti dà per aiutarti a non perderti d’animo nei momenti più duri. Sono iniezioni di forza per reinventare la tua realtà, anche la più difficile.

È in un letto di ospedale che Antoine de Saint-Exupéry trova la creatività per immaginare uno degli scritti più amati dei nostri tempi: 

                               Il Piccolo Principe.

È in campo di concentramento che il compositore Olivier Messiaean ha scritto una delle sue opere più note:


                Il quartetto per la fine del tempo.

 

È nella cecità che San Francesco d’Assisi, non potendo più vedere la bellezza della creazione compone uno dei suoi capolavori, ed è la prima poesia scritta in italiano:

                 Il Cantico delle Creature,

conosciuto anche come: Il cantico di Frate sole e Sorella Luna.


E soprattutto è con una Croce, senza avere nulla e senza poter fare nulla che Cristo ha salvato questo mondo e ci ha donato la sua

                                 Resurrezione!

Guardati attorno! C’è “un ramo di mandorlo” che attende la tua vista. Ti aiuterà a risorgere da ogni gelo, a dare slancio alla tua vita.

                               E sarà la tua Pasqua!

Don Giovanni