COMUNITÁ PASTORALE MARIA REGINA DEGLI APOSTOLI

Comunità Pastorale

Maria Regina

degli Apostoli

Barzago

Bevera

Bulciago

Santuario di Santa Maria Nascente di Bevera

Cenni letterari

Fino alla seconda metà del Novecento, da quando cioè le prime indagini sul santuario di Bevera sono condotte esaminando le fonti documentarie ecclesiastiche, le origini del luogo di culto sono identificate con le vicende narrate da Cesare Cantù nel suo racconto La Madonna d’Imbevera, compreso nel volume edito nel 1871 dal titolo Novelle lombarde, che ancora oggi corre sul labbro di molte persone.

Il contesto generale è quello dei primi anni del Seicento, all’interno del quale l’autore colloca il conflitto tra due famiglie del luogo realmente esistite: gli Isacchi di Barzago e i Sirtori di Sirtori, così come è attestata la presenza della famiglia Perego di Bevera, anch’essa coinvolta nella vicenda.

Il territorio di Bevera è crocevia di due importanti vie di comunicazione: la Segratta o Segrada Milanese che collega Villasanta a Lecco e la Como-Bergamo. La Segratta è molto pericolosa e dalle carte del Settecento risulta che nel tratto di Bevera spesso si verificano furti a danno dei viandanti e conduttori di cavalli. Sulla Como-Bergamo invece, sempre nella seconda metà del Settecento, è data una archibugiata al corriere che la percorre nel tratto tra Barzago e Rovagnate, e in questo luogo fu appesa la testa di uno che commise un delitto orrendo. Del resto, la vasta area boschiva di Bevera è covo sicuro per male intenzionati e briganti. E ancora oggi questa carrareccia attraversa una località chiamata Robarello, nome che evoca rapine, ruberie, assalti di briganti.

La rivalità tra la famiglia Isacchi e quella Sirtori si risolve in uno scontro all’ultimo sangue tra i contendenti che coinvolge anche la famiglia Perego. Ciò avviene in occasione di una battuta di caccia condotta nel bosco d’Imbevera, nei pressi di una cappella dove è dipinta l’immagine delle Beata Vergine. Qui si rifugia una giovane fanciulla di nome Brigida insediata dagli sbirri di don Alfonso Isacchi, detto l’Orso di Barzago, e invoca la protezione della Madonna. Con la morte di don Alfonso le famiglie Sirtori e Perego rinsaldano i vincoli di amicizia con il matrimonio di due giovani e come segno di gratitudine nei confronti della Beata Vergine decidono di elevare un oratorio in suo onore e organizzano una grande festa con la partecipazione dei popolani.

La novella di Cesare Cantù trova qualche analogia con un romanzo assai noto, quale quello de I promessi sposi di Alessandro Manzoni. Alcuni personaggi appartenenti alle due vicende manifestano tratti comuni nei loro ruoli. Tuttavia, dal novelliere brianzolo nato a Brivio prende le distanze il parroco di Barzago Giovanni Frigerio. Egli infatti scrive nel 1881, che «Casare Cantù narrò della Madonna di Bevera cose né esatte né vere, né per nulla necessarie, perché quel caro Oratorio ha una tradizione e una storia sua che lo rendono sufficientemente degno della venerazione dei buoni senza uopo di ricorrere ad iperboli ed a romantiche invenzioni per illustrarlo», come confermeranno in seguito le fonti storiche ecclesiastiche.

La festa paesana

È tradizione plurisecolare che in occasione della Natività della Beata Vergine Maria, fissata dal calendario liturgico all’8 settembre, la domenica successiva a Bevera si svolgano con solennità le celebrazioni delle sacre funzioni nell’arco dell’intera giornata presso il Santuario, dove i fedeli esprimo la loro fede nei confronti della Beata Vergine Maria. La circostanza ha dato origine, complice le gradevoli giornate di fine estate ancora soleggiate, alla straordinaria festa popolare che Cesare Cantù descrive con dovizia di particolari nella sua novella La Madonna d’Imbevera.

Alla fiera di Bevera conviene una straordinaria moltitudine di folla eterogenea per età e condizioni sociali, proveniente non solo dal territorio brianzolo ma anche dalla bergamasca. Qui trova ogni tipo di attrattiva e divertimento e rappresenta motivo di incontro tra le persone, oppure occasione per fare sfoggio di abbigliamento. Nel piazzale dell’oratorio e nel bosco d’Imbevera si allestiscono tavoli per rosolare braciole o friggere galletti, innaffiati da un buon boccale di vino.

Il quadro descritto dal novelliere è assai enfatizzato, tuttavia i documenti attestano l’esistenza della sagra popolare a partire dal 1717, quado è prodotto il regolamento per la gestione delle offerte raccolte in occasione della sagra, sottoscritto dall’eremita residente presso l’oratorio e gli ufficiali della Confraternita del Santissimo Sacramento.

Una ulteriore conferma risale al 3 settembre 1762 quando il conte Firmiam concede licenza ai fratelli Perego di permettere ai merciaioli di esporre i loro banchi e vendere «Corone, Confortini e altre merci» in occasione della festa della Natività, riservando l’utile per l’oratorio, purché ciò avvenga non innanzi alla porta della chiesa e in concomitanza con le funzioni liturgiche.

In occasione della vista pastorale eseguita il 29-30 luglio 1933 dell’arcivescovo Schuster, negli atti prescrive, per l’oratorio di Bevera, la celebrazione di una Messa distinta nel giorno della festa, ma «più non si permetta che tale giornata sia un assieme di gazzarra», disposizione meglio precisata nella lettera inviata il successivo 8 agosto al parroco di Barzago. Nel 1934 è diffuso dalla Curia un decreto in prossimità della festa, trasmesso a tutti i sacerdoti della pieve di Missaglia, affinché il parroco di Barzago «nel suo encomiabile zelo provveda perché, estirpando l’abuso, già cagione di tanti disordini, la pietà vera e disciplinata dei fedeli verso l’antico Santuario Mariano di Bevera abbia invece a rifiorire». Ma tutto procede come da tradizione, infatti nel 1935 il curato scrive nella sua cronaca: «la festa mondana si è compiuta ugualmente: effetto della soppressione: Messa perduta da molti, lamenti, critiche contro il parroco, il quale ha sempre sostenuto che necessitava impedire il male eventuale, ma sopprimere la festa sarebbe stato molto dannoso». Tutto però è continuato come negli anni precedenti e ancora oggi la festa di Bevera attira ogni anno centinaia di persone, larga parte delle quali prima eleva una prece alla Beata Vergine e poi si immerge nella sagra paesana.

Bibliografia essenziale: N. PEREGO, O piena di grazia. La vita di Maria negli affreschi del Santuario della Madonna di Bevera, Barzago 2017, 60. I. ALLEGRI, San Bartolomeo di Barzago – Dalle origini all’Ottocento, Barzago 1999, p. 271. C. CANTU’, La Madonna d’Imbevera, Barzago 1996, p. 95. I. ALLEGRI, Il Santuario di Bevera, Bevera 1988. A. GAFFURI, Il Santuario della Madonna di Bevera – Note Storiche e Preghiere, Monza 1913, p. 112. ARCHIVIO PARROCCHIALE DI BEVERA, Notiziari 1991-2010.